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[Gianfranco Bologna, da www.misurareilbenessere.it]

Le conoscenze maturate dalle ricerche svolte, negli ultimi decenni, nell’ambito dell’Earth System Science e della scienza della sostenibilità, ci dimostrano che la salute e la vitalità dei sistemi sociali e quindi il loro benessere, dipende dallo stato di salute e di vitalità esistente nei sistemi naturali. 

Immersi nella nostra vita quotidiana urbana non ci rendiamo conto di quanto la nostra esistenza dipenda dalla natura e dagli straordinari “servizi” che i sistemi naturali ci offrono gratuitamente e quotidianamente. Basta pensare ai nostri bisogni essenziali, l’aria che respiriamo o l’acqua che beviamo, a ciò che mangiamo e ai prodotti che utilizziamo ogni giorno.
La natura garantisce, con l’energia che proviene dal Sole e l’utilizzo di elementi chimici fondamentali, la produzione della materia organica che consente a tutta la vita presente sulla Terra, di esistere e di evolversi. E garantisce anche la formazione dei suoli, la composizione chimica dell’atmosfera, il ciclo dell’acqua, i grandi cicli biogeochimici (come quelli del carbonio, dell’azoto, del fosforo) , l’evoluzione della stessa ricchezza della vita sul pianeta cioè della diversità biologica o biodiversità, ecc.
Tutti i sistemi naturali del nostro pianeta sono in grado di autorinnovarsi e di generare la vita, ed è per questa capacità che gli ecologi li hanno definiti “Life-support Systems” (sistemi di supporto della vita) .
La nostra cultura dominante invece spinge a trascurare e spesso addirittura a ignorare la struttura, i processi e le funzioni svolte dai sistemi naturali. 

Due recenti autorevoli rapporti internazionali hanno cercato di fare il punto sugli straordinari legami esistenti tra sistemi naturali e sistemi sociali : il Millennium Ecosystem Assessment, con il rapporto “Ecosystems and Human Well-being”, reso noto nel 2005 (www.maweb.org) e il TEEB (The Economics of Ecosystems and Biodiversity, www.teebweb.org), reso noto tra il 2009 e 2010.
Il team di scienziati che ha costituito il Board del Millennium Ecosystem Assessment ha elaborato uno Statement di accompagno al Rapporto finale, dal titolo “Living Beyond Our Means. Natural Assets and Human Well-being” nel quale riassumono i principali findings del rapporto stesso che ha visto coinvolti, sotto l’egida delle Nazioni Unite, oltre 1.200 tra i maggiori scienziati che si occupano dei sistemi naturali e dei sistemi sociali per più di 4 anni. Tra i messaggi chiave ne ricordo, di seguito, alcuni:

 

  • Ogni individuo presente sulla Terra dipende dalla natura e dai servizi che gli ecosistemi forniscono per una vita dignitosa e sicura.
  • La specie umana, negli ultimi decenni, ha modificato l’ecosistema in proporzioni che non hanno precedenti, allo scopo di soddisfare la crescente richiesta di alimenti, acqua potabile, fibre ed energia.
  • Questi cambiamenti hanno contribuito a migliorare la vita di miliardi di persone ma, allo stesso tempo, hanno inficiato la capacità della natura di fornire altri servizi essenziali, quali ad esempio la depurazione dell’acqua e dell’aria, la protezione da eventi catastrofici e la produzione di medicinali naturali.
  • Fra i problemi maggiori identificati in questo assessment possiamo enumerare lo stato molto grave di numerose fra le riserve ittiche mondiali, la preoccupante vulnerabilità che riguarda almeno due miliardi di individui che vivono in regioni aride, dovuta alla perdita di servizi degli ecosistemi quali la disponibilità di acqua, e la crescente minaccia agli ecosistemi causata dai cambiamenti climatici e dall’inquinamento causato dall’eccesso di nutrienti.
  • Le attività umane hanno condotto la Terra sull’orlo di un’estinzione di massa di innumerevoli specie ed al contempo hanno minacciato il benessere stesso degli individui.
  • La perdita di servizi derivanti dagli ecosistemi costituisce una barriera importante al raggiungimento degli Obiettivi del Millennio che mirano alla riduzione della povertà, della fame e delle malattie.
  • La pressione a cui sottoponiamo gli ecosistemi, crescerà a livello mondiale nel corso dei decenni a venire a meno che non si modifichi il comportamento e l’azione delle società umane.
  • È più probabile che le misure intraprese per la conservazione delle risorse naturali abbiano successo se le comunità locali ne saranno direttamente responsabili, ne condivideranno i benefici e saranno coinvolte nel processo decisionale.
  • Le tecnologie e le conoscenze odierne possono ridurre considerevolmente l’impatto umano nei confronti degli ecosistemi. È comunque improbabile che questi strumenti siano utilizzati pienamente sino a quando i servizi degli ecosistemi saranno percepiti come gratuiti e senza limitazioni e non sarà considerato il loro valore reale.
  • Saranno richiesti sforzi congiunti fra i vari settori degli organismi governativi, del settore privato e delle istituzioni internazionali, per raggiungere una protezione più efficace dei patrimoni naturali. La produttività degli ecosistemi dipende dalle scelte politiche che verranno adottate in settori quali gli investimenti, il commercio, i sussidi, le tasse e le normative.

Il nucleo essenziale di questa dichiarazione è costituito da un allarme: l’attività umana pone una tale pressione sulle funzioni naturali della Terra che la capacità degli ecosistemi del pianeta di sostenere le generazioni future non può più essere data per scontata.
L’approvvigionamento di cibo, acqua dolce, energia e materiali per una popolazione in continua crescita è stato raggiunto ad un costo considerevole per il complesso sistema di piante, animali e processi biologici che rendono il pianeta abitabile.
Con il crescere del fabbisogno umano nei decenni a venire, questi sistemi dovranno affrontare pressioni anche maggiori, insieme al rischio di un ulteriore indebolimento delle infrastrutture naturali da cui tutte le società dipendono.
Proteggere e migliorare il nostro benessere futuro richiede un utilizzo più saggio e meno distruttivo delle risorse naturali. Ciò comporta a sua volta cambiamenti radicali nel modo in cui prendiamo ed attuiamo le decisioni.
Dobbiamo imparare a riconoscere il reale valore della natura, sia in termini economici sia per la ricchezza che offre alle nostre vite, in modi che sono molto più difficili da quantificare.
Ma soprattutto, la protezione di queste risorse non può più essere considerata come un accessorio extra, da affrontare solo dopo che interessi più pressanti, come la creazione della ricchezza o la sicurezza nazionale, siano stati risolti.

Il TEEB, diretto dall’economista Pavan Sukhdev e lanciato originariamente in sede G8 dalla Germania e divenuto poi un programma internazionale coordinato dal Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP, United Nations Environment Programme)  ha reso noto il suo ultimo rapporto nel 2011.
Il TEEB mira a comporre tutte le esperienze, le conoscenze, i know-how esistenti nel mondo con l’obiettivo di rendere sempre più la nostra economia, sia nella teoria che nella pratica, basata sui fondamenti biofisici dei sistemi naturali che la supportano. 
Il TEEB dimostra il fallimento dei mercati nella mancata considerazione del “valore” degli ecosistemi e dell’intera biodiversità del pianeta. Il TEEB dimostra proprio come le attività mirate alla conservazione, ripristino e razionale gestione delle risorse e dei sistemi naturali costituisce un autentico investimento economico e siano fondamentali per il benessere e l’economia umana.
La mancanza di un prezzo di mercato per i servizi offerti dagli ecosistemi e per la biodiversità dimostra che i fondamentali benefici derivanti da questi beni (in molti casi beni pubblici e collettivi) sono quasi sempre negletti o sottovalutati nelle decisioni politiche. Gli effetti di queste sottovalutazioni si riverberano non solo nel peggioramento continuo e progressivo dello stato di salute degli ecosistemi del mondo intero (oggi sottoposti ad una pressione umana senza precedenti), ma anche sullo stato di salute dell’umanità e del benessere umano nel suo complesso.
Il valore degli ecosistemi e della biodiversità è oggi paradossalmente invisibile all’economia che guida le scelte politiche nel mondo intero. Le conoscenze scientifiche acquisite ci dimostrano che il capitale naturale, gli ecosistemi, la biodiversità e le risorse naturali, sono la base del benessere delle economie, delle società e degli individui. Il valore della miriade di benefici che derivano dalla ricchezza della natura presente sul nostro pianeta è ignorata e non presa in considerazione dal mondo politico-economico che, quotidianamente, decide ciò che condiziona la nostra esistenza. Stiamo drammaticamente distruggendo le basi del nostro stock di capitale naturale e lo facciamo prima ancora di riconoscere il valore di ciò che stiamo perdendo. Il persistente degrado dei suoli, dell’acqua, dei mari, dell’aria, delle risorse biologiche impatta negativamente sulla nostra salute, sulla nostra sicurezza alimentare, sulle scelte dei consumatori, sulle opportunità delle attività imprenditoriali odierne e future.

 

Gianfranco Bologna è direttore scientifico WWF Italia e segretario generale Fondazione Aurelio Peccei – Club di Roma Italia

 
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