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Le origini Stampa E-mail

Nell’ultimo decennio del ventesimo secolo una serie di conferenze delle Nazioni Unite, dal “Children’s Summit” del 1990 al “Vertice del millennio” del 2000, ha ridefinito l’agenda sociale mondiale, nello stesso momento cui l’economia internazionale subiva il mutamento noto come globalizzazione.

Nel 1995 il “Social Summit di Copenaghen” e la “Conferenza mondiale sulle donne” di Pechino per la prima volta definirono, come obiettivi universali comuni, l’eradicazione della povertà e la parità fra i sessi, fissando traguardi e tempi concreti per il raggiungimento degli obiettivi indicati nel 1946 nella carta delle Nazioni Unite con la formula vaga di “dignità per tutti”. Nel 1995, per promuovere politiche che trasformassero le promesse dell’Onu in realtà, un gruppo di organizzazioni della società civile fondò il Social Watch con l’obiettivo di ricordare ai governi i loro impegni e seguirne in modo indipendente l’applicazione, a livello nazionale e internazionale. Da allora il Social Watch ogni anno pubblica un rapporto sui progressi e sugli ostacoli nella lotta contro la povertà e per l’equità fra i sessi, obiettivi che si sovrappongono, dal momento che la maggioranza assoluta dei poveri al mondo sono donne.

Oggi la rete del Social Watch conta membri (“osservatori”) in più di 70 Paesi in tutti i continenti. Le coalizioni nazionali ricordano regolarmente ai governi i loro impegni e forniscono proposte alternative, fondate su un’analisi informata della situazione e in stretta relazione con la base sociale. Il Social Watch è nato come tentativo di colmare l’assenza di meccanismi di controllo del rispetto degli impegni internazionali in materia di politiche sociali e di obiettivi di sviluppo. I controlli internazionali da parte di organizzazioni indipendenti esistevano già in diverse aree, esperienze di successo, come quella di Amnesty International nel campo dei diritti umani.
Il rapporto annuale del Social Watch divenne la prima iniziativa di monitoraggio continuo sullo sviluppo sociale e la parità tra i sessi, la prima ad associare entrambi questi aspetti in un’unica panoramica internazionale (Batliwala, 2007). Fin dagli esordi, il Social Watch è stato concepito, non come una nuova istituzione, ma come un «luogo di incontro per organizzazioni non governative (Ong) che operano nell’ambito dello sviluppo sociale e della lotta alla discriminazione sessuale» (Social Watch N. 0, 1996).
Pensando che fosse possibile misurare i progressi nel raggiungimento degli obiettivi, fu ideato uno strumento per la presentazione di informazioni statistiche disponibili a livello internazionale, in grado di riferire anche sugli aspetti qualitativi dei problemi. »Il rapporto annuale del Social Watch doveva diventare un sistema di lavoro in grado di conferire potere alla società civile e alle comunità locali, fornendo l’opportunità di condividere esperienze e metodologie nazionali con gruppi analoghi a livello internazionale ». (Social Watch No. 0, 1996).
Dalla sua creazione, nel 1996, fino ad oggi questo “luogo di incontro” è cresciuto e diversi suoi aspetti si sono evoluti. Tuttavia le idee e gli obiettivi alla base sono rimasti gli stessi.

Daniel Ciganda e Cecilia Alemany
Segretariato Social Watch
 
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