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A RISCHIO GLI OBIETTIVI DI SVILUPPO DEL MILLENNIO
Grazie a un indice alternativo basato sui diritti umani, il Social Watch confuta le stime della Banca Mondiale: al ritmo
attuale, gli obbiettivi stabiliti dalla comunità internazionale per il 2015 non saranno raggiunti.
 
Roma, 19 febbraio 2009 – La lotta alla povertà rischia di fallire, mentre molti paesi non sono in grado di soddisfare i
bisogni di base dei loro abitanti. E’ l’allarme che la rete internazionale Social Watch lancia nel rapporto “Crisi
globale. La risposta: ripartire dai diritti”, presentato oggi a Roma. I dati del Social Watch smentiscono i ripetuti
annunci di una povertà globale in rapida diminuzione fatti da istituzioni come la Banca Mondiale. Tramite l’Indice
delle Capacità di Base (BCI), il rapporto analizza lo stato di salute e il livello dell’istruzione elementare di
176 paesi. Si tratta di un indice alternativo per misurare la povertà, che prende in considerazione fattori
direttamente legati alle capacità di base e ai diritti umani invece del reddito. Tra i paesi di cui è possibile misurare
l’evoluzione rispetto ai dati del 2000, solo 21 registrano progressi degni di nota, altri 55 mostrano miglioramenti
lenti e ridotti, mentre ben 77 sono fermi. Passi indietro si registrano invece in Asia Centrale, America latina,
Caraibi e persino in Europa (Georgia). Il peggioramento più consistente degli indicatori sociali si osserva nei paesi
dell’Africa subsahariana. Un dato preoccupante, perché in questa regione già in precedenza si registravano i
valori più bassi dell’indice. Non appena gli effetti della crisi alimentare, scoppiata nel 2006, cominceranno a esser
inclusi nelle statistiche, i ricercatori del Social Watch prevedono che, con ogni probabilità, la situazione peggiorerà. 
 
L’indice mostra quindi che la maggioranza della popolazione mondiale vive in paesi con indicatori sociali immobili o
che progrediscono troppo lentamente per raggiungere un livello di vita accettabile nel prossimo decennio.
L’andamento degli indicatori sociali ha subito in tutto il mondo un rallentamento nel corso del 2007. Al ritmo
attuale, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio concordati a livello internazionale non saranno raggiunti
entro il 2015, a meno che non intervenga un cambiamento sostanziale. A queste velocità, per esempio, l’Africa
subsahariana raggiungerebbe un punteggio accettabile dell’indice solo nel 23° secolo e l’Asia Centrale nel 2042. Ad
eccezione di Europa e Nord America, nessuna delle altre regioni raggiungerà i livelli minimi prima del 2022. Solo 52
paesi vantano valori dell’indice BCI tra 98 e 99, che significano un accesso quasi universale all’istruzione di base e
ai servizi sanitari. Un valore così alto può essere raggiunto solo vincendo la malnutrizione e assicurando i servizi
essenziali in campo abitativo e sanitario. 
 
Ripartire dai diritti: una conferenza Onu per riscrivere le regole
Il Social Watch ritiene che un valore dell’indice vicino ai massimi livelli sia sinonimo di quella “dignità per tutti” che
la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani si propone di raggiungere. “Questa dignità non è l’obiettivo dello
sviluppo sociale”, commenta il coordinatore e portavoce internazionale del Social Watch Roberto Bissio, “ma
un indispensabile punto di partenza per ottenerlo”. Di fronte alle crisi finanziaria, alimentare, energetica e climatica,
il Social Watch chiede un deciso cambiamento di rotta, proponendo un nuovo approccio basato sui diritti e la
convocazione da parte delle Nazioni Unite di una conferenza internazionale allargata per rivedere il sistema di
governo della finanza e dell’economia. “Nell’ultimo decennio del XX secolo e nei primi anni di questo secolo il
progresso di tutti gli indicatori sociali ha rallentato. Quegli obiettivi di sviluppo che sembravano facilmente
raggiungibili se il trend precedente fosse stato mantenuto sono ora sempre più difficili da realizzare”, commenta
Bissio. “Che cosa ha rallentato o fatto regredire gli indicatori sociali in tutto il mondo all’inizio degli anni Novanta? La
risposta è semplice: deregolamentazione finanziaria; privatizzazione dei servizi; liberalizzazione del commercio
internazionale; apertura delle economie nazionali ai flussi di capitali e agli investimenti. In una parola,
globalizzazione”, conclude il portavoce del Social Watch.
 
L’indice BCI e le stime della Banca Mondiale
L’indice BCI risulta dalla media semplice di tre indicatori: percentuale di bambini che completano il quinto anno
di istruzione elementare; mortalità tra i bambini con meno di 5 anni; percentuale di nascite assistite da personale
medico qualificato. Grazie alle variabili prese in considerazione, l’indice è correlato in modo stretto agli altri
fattori che determinano lo sviluppo sociale. L’indice BCI è coerente con la definizione di povertà basata sulle
capacità e i diritti umani, ed è quindi privo delle imprecisioni tipiche delle stime fondate sul reddito. In particolare, il
Social Watch ritiene che la soglia di povertà stabilita dalla Banca Mondiale – un dollaro al giorno – non sia
affidabile. Il metodo adottato dalla Banca Mondiale porta infatti a sovrastimare i successi della lotta alla povertà,
come dimostra la recente correzione apportata dalla stessa Banca alle sue stime nell’estate del 2008. In seguito alla
rettifica, il numero stimato di persone sotto la soglia di povertà, per il 2005, è passato da un miliardo a 1,4
miliardi: una correzione di quasi il 50%. “I decisori politici devono comprendere che la credibilità dei loro
impegni si basa, come nei Giochi Olimpici, sul raggiungimento onesto dei risultati, su giudici indipendenti e regole
che non devono cambiare a metà gioco. Un risultato avverso a metà tempo può essere un duro colpo per
l’allenatore, ma questo consente di cambiare strategie per il secondo tempo”, conclude Bissio. 
 
Italia: aiuti allo sviluppo al minimo storico 
Sotto la lente del Social Watch c’è anche l’Italia, dove resistono elevati livelli di povertà in alcune aree        
geografiche e fasce sociali. Ciò incrementa la tendenza a una disuguaglianza sempre più accentuata. A livello
internazionale, è decisivo il ruolo che l’Italia potrà assumere durante la presidenza del G8. Se da una parte si
riconosce alla diplomazia italiana il merito di aver portato avanti la moratoria universale sulla pena di morte, non si
può considerare l’Italia un caso esemplare nelle politiche di aiuto allo sviluppo, che nel 2009 raggiungeranno il
minimo storico facendo registrare una percentuale di APS inferiore allo 0.10%.
 

Per ulteriori informazioni: Gabriele Carchella; cell: 320.4777895; email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ; www.socialwatch.it
 
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